Ciao, Niki

E’ di poche ore la notizia che ha rattristato il mondo sia della Formula 1 che non: Niki Lauda, all’età di 70 anni, ci ha lasciato. Una leggenda che se ne va, uno dei più grandi di sempre, un campione, ma soprattutto un personaggio troppo vero in un mondo che troppo spesso è costruito, con dichiarazioni e proclami sentiti già più di mille volte, falsi sorrisi ed atteggiamenti studiati ad-hoc in favore delle telecamere, seguendo strategie di comunicazione verbale e non verbale, impendendo agli “addetti ai lavori” di essere loro stessi. Niki non era così, lui era lui, nella sua più pura essenza, a costo di risultare antipatico, sgorbutico, ma mai rinunciando ad essere se stesso, ad essere vero. D’altrone se fosse stato uno dei tanti non gli sarebbe stato dedicato un film, “Rush” di Ron Howard, che riprende la sua storica rivalità con James Hunt, suo naturale opposto, come se entrambi fossero nati per scontrarsi, per essere rivali, così diversi ma così simili nel mostrarsi esattamente per chi e per ciò che erano. Sarebbe riduttivo anche parlare solo delle tante vittorie di Lauda, quelle sono sotto gli occhi di tutti.

Niki è nato per competere, lo dimostrò nel ’76 quando dopo il terribile incidente al Nürburgring, che poteva costargli caro, non solo in termini di carriera, riuscì a trovare la motivazione e soprattutto la forza per risalire in macchina solo quarantatre giorni dopo e concludere la gara al quarto posto, a Monza, davanti ai suoi tifosi, e rimettendosi in gioco per il Mondiale che alla fine vinse proprio il suo rivale Hunt. Lauda non era un romantico, raramente ha speso parole dolci per la Formula 1, ma l’amava, l’amava così tanto da non starle lontano nemmeno quando ha smesso correre, fino all’ultimo dei suoi giorni è stato infatti presidente non esecutivo del team Mercedes AMG, che negli ultimi anni ha dominato e lo fa tutt’oggi, ed è stato nel paddock fin quando ha potuto. Dopo una vita intera tra le corse, la sua è terminata, nella speranza che non soffra più, e nella sublime illusione che possa rincontrarsi con James Hunt per un’ultima gara, un’ultima battaglia. La cosa certa è che ci mancherà, come mancò ai più grandi quando smise di correre, mancherà a noi non vedere più la sua figura nel circus, non vedremo più uno dei pochi uomini veri in un mondo fin troppo costruito. Ciao Niki, riposa in pace.

Articolo diMario Scherillo; facebook | instagram