Ferrari e l’incubo 2016. Che sta succedendo all’interno del team italiano?

Chi non si ricorda la stagione 2016 della Ferrari? Dopo quella passata le aspettative sul team di Maranello erano alte, alla presentazione e dopo i primi test invernali in molti credevano nel progetto della SF16-H ( la prima vera vettura di James Allison) che però purtroppo a stagione in corso, si rivelò una vettura molto delicata sugli pneumatici e che faticava a trovare il giusto setup meccanico. Ma cosa c’entra il 2016 con questa stagione? Sempre nello stesso anno, poco dopo l’inizio del campionato, James Allison venne colpito da un gravissimo dramma familiare che lo portò a lasciare la squadra per svariati mesi e la SF16-H senza sviluppi. Tale episodio segnò la fine dei rapporti tra Maurizio Arrivabene ed Allison creando un clima di confusione e tensione all’interno della squadra che venne sistemato dall’intervento diretto dell’ex presidente della Ferrari, Sergio Marchionne, che decise di promuovere Mattia Binotto come direttore tecnico.

 

 

La situazione interna nel 2018
Le notizie che ci giungono dall’ambiente Ferrari non sono delle migliori, secondo fonti molto attendibili sembrerebbe che dopo la tragica scomparsa di Marchionne all’interno del team italiano si sia ripristinata quella confusione che tanto danneggiò la stagione del 2016. Il piano dell’ex presidente era quello di interrompere i rapporti con Arrivabene a fine stagione e di suddividere le mansioni del team principal tra se stesso e Mattia Binotto ( lui si sarebbe occupato delle relazioni con Fia e Liberty media, Binotto della gestione del team). Tale teoria sarebbe stata confermata in un certo senso anche dall’ultimo articolo di “Repubblica” (clicca qui) che vedrebbe Arrivabene entrare nuovamente nel direttivo della Juventus nel 2019 in sostituzione di Marotta. L’attuale team principal invece starebbe facendo di tutto dopo la morte di Marchionne per mantenere la propria posizione anche nella prossima stagione. Le voci di tali discussioni all’interno del team non sono state nemmeno smentite dal diretto interessato, che intervistato da Mara Sangiorgio ha catalogato tale confusione come differenti opinioni su alcune idee che porterebbero a delle pacifiche e costruttive discussioni.

 

 

La mia personale opinione è che in ferrari dopo quella tragica giornata del 25 luglio qualcosa sia cambiato, la mancanza di un leader carismatico ha avuto un effetto negativo su tutto l’ambiente e se le voci che vedrebbero il team di Binotto e quello di Arrivabene completamente separato sarebbero clamorose. Vediamo se Camilleri, ma sopratutto John Elkann, riusciranno a portare a termine ciò che Marchionne voleva ( intanto Leclerc in Ferrari ci è arrivato) o se prenderanno delle importanti e clamorose decisioni. Tale confusione, comunque, non giustificherebbe il calo di prestazioni della SF71H che sembrerebbe aver perso il suo vantaggio motoristico come ben sottolineato molte volte da Jacques Villeneuve ( magari il caso batteria sollevato da Sassi ha avuto delle importanti conseguenze, oppure Ferrari è semplicemente scesa di motore per affidabilità). Se Vettel ed il team ci credono, come è giusto che sia visto le 5 gare ancora rimanenti, è il momento che mettano da parte le proprie divergenze e che si concentrino al meglio sull’attuale mondiale senza perdere di vista il 2019. Da ferrarista mi auguro che il team italiano riesca a trovare un nuovo leader carismatico e determinato come lo era Sergio Marchionne, perché anche se dall’esterno non sembra la Ferrari e i suoi tifosi di tutto ciò ne soffrono.