Formula 1000, i Gran Premi che hanno fatto la storia: la tragedia di Monza 1961

Il 100esimo Gran premio della storia della Formula 1 si disputò nell’inferno verde del Nürburgring, terz’ultima prova del mondiale 1961. Dopo la gara tedesca, in occasione della penultima gara della stagione sul circuito di Monza, il mondiale era ormai un affare privato tra i due piloti della Ferrari, con il tedesco Wolfgang Von Trips che poteva vantare 4 punti di vantaggio sullo statunitense Phil Hill.

Oltre ai due contentendi per il mondiale, la Ferrari si presenta all’appuntamento di casa con una novità: fa infatti il suo esordio in Formula 1 il giovanissimo Ricardo Rodrìguez, un messicano di soli 19 anni che stupisce tutti e si piazza secondo in qualifica a solo un decimo dal poleman Von Trips. Il suo record di precocità all’esordio, 19 anni e 280 giorni, rimarrà imbattuto per quasi 20 anni, mentre il primato di pilota più giovane in prima fila gli apparterrà per molto più tempo, fino al 2016, quando un certo Max Verstappen si piazzerà secondo in griglia a Spa.

Il Gran Premio d’Italia risultava essere quasi decisivo, specie in caso di nuova vittoria di Von Trips. Monza era un appuntamento molto sentito anche all’epoca, tanto che le iscrizioni alla gara furono ben 39, con una numerosa partecipazione di piloti italiani, perlopiù coraggiosi privati che tentavano la fortuna con mezzi scarsamente competitivi.
Il Gp si disputò per l’ultima volta sulla versione di 10 km comprendente, oltre al classico tracciato, anche la sezione delle soprelevate.

Al secondo giro della gara, mentre in testa c’è Phil Hill, nel rettilineo che porta alla Parabolica, la Ferrari di Von Trips entra il contatto con la Lotus di Jim Clark e decollò su se stessa. Von Trips ormai non può nulla: l’assenza delle cinture di sicurezza fa si che il povero pilota venga sbalzato fuori dall’abitacolo prima di schiantarsi al suolo a cento metri dal primo impatto. Wolfgang muore sul colpo, ma non è l’unico. La sua Ferrari è una cometa in cielo: vola e finisce sugli spettatori assiepati a pochi metri dall’asfalto uccidendo 14 persone e ferendone diverse decine. Si tratta del più grave incidente della storia della F1, ma nonostante ciò, come consuetudine all’epoca, la gara non si fermò neanche e vide vincere Phil Hill, che conquistò anche il campionato a danno del compagno di squadra Von Trips, ormai deceduto.

Sull’autodromo brianzolo, si riflette il contrasto quantomai netto fra la tragedia di un pilota e di 14 spettatori e la “gioia” per la vittoria di un mondiale. È la Formula 1 che rivela la sua drammaticità, fortemente acutizzata da un rischio sempre imminente a quei tempi.
Il luogo dell’incidente verrà criticato per la scarsa sicurezza e gli addetti ai lavori si resero conto, per la prima volta, della necessità di intervenire per la tutela della vita di piloti e spettatori. Ma come spesso accadeva, i dibatti durarono giusto il tempo di assorbire il lutto e di scendere di nuovo in pista: gli interventi per il miglioramento operati nell’autodromo non furono sufficienti ad evitare, nello stesso punto, un’altra tragedia, quella di Rindt, 9 anni dopo.

Artcolo scritto da Andrea Curatolo