Quanto ci mancherà Fernando Alonso

Ogni anno in Formula 1 la griglia dei piloti subisce variazioni, piccole o grandi che siano, difficilmente tutti i piloti della stagione precedente trovano un sedile anche per quella successiva. Tra le cause delle mancate riconferme, oltre a motivi tecnici e di abilità del pilota o motivi politici e di sponsorizzazioni che hanno acquisito man mano sempre più importanza in uno sport tra i più onerosi al mondo, ci sono anche piloti che decidono di lasciare il circus e smettere di correre, o provare nuove esperienze al di fuori della F1. Anche quest’anno ci sono diverse novità in griglia, tra le più importanti sicuramente c’è il ritorno di Robert Kubica, che ha scaldato il cuore di tutti i fan, finalmente ritroveremo anche un pilota italiano in pista, infatti ad affiancare Raikkonen in Alfa Romeo ci sarà Antonio Giovinazzi. Seguendo però il discorso “pilota che va, pilota che viene”, leggendo la “classe del 2019” della Formula 1 si nota la mancanza di un nome non proprio indifferente: Fernando Alonso. Un nome che ha segnato le ultime due decadi della classe regina del motorsport, un icona delle quattro ruote, una delle prime figure che vengono in mente quando si sente la parola “Formula 1”.

Ad onor del vero, Fernando ha fatto capire negli ultimi anni che il suo abbandono non sarebbe stato lontano, segnali importanti arrivarono quando saltò il Gran Premio di Monaco del 2017 per andare a correre la 500 miglia di Indianapolis, e tutta la stagione scorsa dove ha corso nel World Endurance Championship quando non c’erano week-end di gara, ottenendo anche un importante successo nella prestigiosissima 24h di Le Mans. La sua decisione di lasciare è figlia di un ultimo periodo non proprio felicissimo in termini di risultati: negli ultimi quattro anni alla guida della McLaren non è mai stato competitivo per le posizioni che contano, ne è mai riuscito a salire sul podio, e ad un vincente come lui una situazione simile sta molto stretta. E’ stato triste anche per gli appassionati, che siano suoi fan o suoi detrattori, vederlo lottare per racimolare qualche punticino, quando è stato in lizza per il vertice delle classifiche, non lo si può negare, Fernando ci ha sempre fatto divertire. Alonso è considerato, a giusto titolo, una leggenda della Formula 1, e per meritarsi questo appellativo non sono state solo le sue innate doti al volante, ma anche il suo carattere particolare che non l’hanno mai reso indifferente a nessuno: Fernando o lo ami, o lo odi (sportivamente parlando).

In realtà nemmeno si può parlare di odio, sarebbe più giusto dire “amare odiarlo”, perché si parla di un pilota maledettamente forte, di un vincente, e si sa che i vincenti non stanno simpatici a tutti. Mai banale nelle dichiarazioni e nelle interviste, mai arreso in pista, Alonso ricorda un po’ Tony Stark fuori dall’auto, un po’ Ironman una volta calata la visiera del casco, capace di cose strabilianti. Questa sua personalità mancherà in uno sport, e in generale in un mondo, forse un po’ troppo incravattato come quello della Formula 1, si sentirà l’assenza di un personaggio che tra pregi e difetti non ha mai avuto paura di essere se stesso. Mancheranno i suoi enfatici team radio, da “We are the Champions” alla vittoria del suo primo Mondiale in Renault, ai più attuali “GP2 engine… aaargh!”, le sue pungenti interviste: “Per il mio compleanno vorrei l’auto degli altri”, mancherà anche vederlo, appena ventiduenne, andare senza paura a doppiare Schumacher e vincere la sua prima gara in Formula 1, e tre anni dopo vedergli negare al Kaiser l’ottavo mondiale, andando a vincere il suo secondo titolo iridato, roba da niente insomma.

Per raccontare tutti i momenti salienti della gloriosa carriera di Alonso bisognerebbe scrivere un libro, anche bello lungo, quì ci “limiteremo” a dire che già a Melbourne si è percepita l’assenza di un pilota ed un personaggio come Fernando, di uno che è sempre stato disposto a tutto per ottenere un risultato, un pilota capace di portare un’auto oltre il suo limite e andare a lottare per il campionato contro altri colleghi con mezzi decisamente superiori. Si sa, anche le cose belle finiscono, e probabilmente il divertimento nelle gare di Alonso era solamente per chi le guardava, lui non si divertiva più, ha saggiamente deciso di lasciare per esplorare nuovi mondi, nuove categorie e, magari, andare a dominare anche lì, perché se Fernando corre, lo fa per vincere. A noi appassionati di Formula 1 non resta che un bel bagaglio di ricordi, con la possibilità di rivederlo in pista in auto e campionati nuovi, ma lui sarà sempre lo stesso, lo stesso che, per la sua epoca, ha fatto innamorare tanti della Formula 1, lo stesso che per tifarlo o per gufarlo faceva stare tutti incollati al televisore la domenica. Insomma, che lo si ami o che lo si odi, a tutti mancherà Fernando Alonso.

Articolo di:
Mario Scherillo; facebook | instagram